Nella tragica notte tra il 25 e il 26 febbraio 2023, morirono 94 uomini, donne e bambini a pochi metri dalla costa nel naufragio di Steccato di Cutro.
A tre anni da quella tragedia, la Camera Nazionale degli Avvocati per i Diritti Umani e degli Stranieri ritiene doveroso richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica e delle istituzioni su un paradosso giuridico e politico che continua a produrre vittime.
La strage di Cutro non è stata una fatalità. È stata il risultato di un sistema normativo che, invece di prevenire le tragedie, ne alimenta le cause strutturali. A distanza di tre anni e nonostante ripetuti interventi normativi tramite la decretazione d’urgenza, nulla consente di affermare che quel sistema sia stato ripensato in modo responsabile. Al contrario, le politiche migratorie continuano a muoversi lungo una linea emergenziale, repressiva e inefficace sul piano del governo dei flussi e drammatica sul piano umano.
Il recente dramma dei dispersi nel Mediterraneo a seguito del ciclone Henry — con centinaia, forse migliaia di persone inghiottite dal mare — dimostra in modo plastico quanto poco sia stato appreso dalla lezione di Cutro. Quelle imbarcazioni non avrebbero dovuto essere in mare aperto, esposte a eventi climatici estremi. Erano lì perché non esistono canali legali adeguati, programmati e accessibili per chi cerca lavoro, protezione e futuro.
Continuare a dichiarare stati di emergenza senza intervenire sulle cause profonde significa normalizzare l’eccezione e rendere strutturale la tragedia. Significa trasformare il Mediterraneo in un confine penale anziché in uno spazio di responsabilità condivisa, europea e internazionale.
Nel ricordare le vittime di Cutro, la Camera Nazionale degli Avvocati per i Diritti Umani e degli Stranieri chiede con forza un cambio di paradigma: politiche migratorie fondate sul diritto, sulla programmazione degli ingressi, sulla tutela della vita umana e sul rispetto dei principi costituzionali e internazionali. Ogni anniversario che si aggiunge senza un cambiamento reale non è solo memoria mancata: è una responsabilità che ricade su chi continua a scegliere l’inerzia e la propaganda al posto della giustizia e della prevenzione.