Care Colleghe e Cari Colleghi,
nel rispetto delle opinioni politiche di ciascuno, appare doveroso richiamare la Vostra attenzione sui comunicati succedutisi in queste ore da parte delle Istituzioni e Associazioni Forensi, che ci interpellano per alcuni aspetti, direttamente, quali avvocati impegnati nella tutela dei diritti umani e, in particolare, dei diritti delle persone migranti.
Nelle recenti modifiche al cosiddetto “decreto sicurezza” infatti si ravvisano profili di particolare gravità, che incidono non solo sul diritto di difesa effettiva, ma anche sull’autonomia e sull’indipendenza dell’avvocato.
In tale prospettiva, riteniamo necessario evidenziare con chiarezza che l’eventuale previsione di un compenso subordinato all’esito del rimpatrio volontario del migrante introduce un meccanismo
che si presta a configurare un evidente conflitto di interessi, compromettendo l’obbligo di indipendenza del difensore e alterando la natura stessa della funzione forense.
Accettare, anche solo in linea di principio, una simile impostazione – che rischia di tradursi in una forma di “condizionamento economico” dell’attività difensiva – appare difficilmente conciliabile
con i principi deontologici della professione e con i valori fondativi di CADUS.
L’adesione alla nostra Associazione presuppone infatti un impegno sostanziale, e non meramente formale, alla tutela piena ed effettiva dei diritti fondamentali e all’esercizio della professione in condizioni di autonomia, libertà e indipendenza.
Su questi temi, che toccano direttamente la nostra identità professionale e associativa, riteniamo imprescindibile una riflessione seria e consapevole, che chiami ciascuno a interrogarsi sulla
coerenza tra i principi affermati e le pratiche che si intendono accettare.
Confidando nella Vostra attenzione e responsabilità, restiamo a disposizione per ogni confronto e approfondimento.
Per il Direttivo CADUS,  il presidente Marco Ferrero.